Curiosità sull’isola di Jeju – Parte 2

Si continua con le curiosità sull’isola di Jeju, ma se vi sieti persi la prima parte, cliccate qui.

I nonni di pietra

Day 231 - September 11, 2011

Uno dei simboli più famosi di Jeju è rappresentato dalle statue di pietra chiamate dol hareubang (돌 하르방), ovvero “nonno di pietra”. Queste statue antropomorfe in basalto possono essere alte fino a due metri e ricordano proprio una figura maschile dai tratti del viso marcati, con le mani poggiate sulla pancia e un elmetto in testa. Ne sono state ritrovate 47 e si trovano raggruppate in alcune località dell’isola, ma ormai ne esistono numerose riproduzioni recenti un po’ ovunque. L’origine dei dol hareubang è incerta e le teorie sono tante, è probabile che fungessero da guardiani dell’isola e l’evidente forma fallica fa pensare che fossero anche un simbolo di prosperità e fertilità. Oggi è possibile portarsi a casa il proprio nonnetto di pietra, spacciato sotto ogni forma possibile di souvenir, da piccole statuine a bottiglie di liquori, da magneti a dolcetti, da candele a cioccolatini… C’è davvero l’imbarazzo della scelta.

New7Wonders of Nature

Scogliera di Jusangjeolli
Scogliera di Jusangjeolli

Nel 2007 la società svizzera New7Wonders organizzò un concorso a livello mondiale per trovare le nuove sette meraviglie naturali del mondo moderno. Partendo da una lista di 440 luoghi in 220 nazioni diverse, si arrivò ad un elenco di 28 finalisti ufficiali. A fine 2011 vennero chiuse le votazioni e tra i vincitori c’era proprio l’isola di Jeju. In realtà questo concorso fu molto criticato perché non esisteva una limitazione per i voti telefonici e molti enti turistici governativi invitarono i propri connazionali a votare il più possibile per aumentare la visibilità di quei luoghi, quindi anche il turismo. Sembra che la Corea del Sud adottò questa tecnica incoraggiando milioni di coreani e stranieri residenti in Corea a votare per Jeju. Addirittura la Provincia Speciale di Jeju mise i suoi stessi dipendenti a perorare la causa facendo un gran numero di telefonate internazionali per una spesa totale di 20 miliardi di won… questi coreani furbacchioni!!

I cavalli

Cavalli di Jeju
@ jejuhorse.jeju.co.kr

Quando i mongoli arrivarona a Jeju nel 1276, decisero che quello fosse il luogo ideale per allevare cavalli, così ne fecero arrivare 160 via mare. Da quel momento gli abitanti dell’isola iniziarono ad incrociare i cavalli autoctoni con quelli mongoli, creando un cavallo di piccole dimensioni, ma forte, resistente e veloce. Anche dopo che i mongoli lasciarono l’isola, l’allevamento dei cavalli di Jeju (제주마 Jejuma) rimase un’attività molto praticata. Anticamente, oltre che come cavalli da guerra, venivano allevati come cavalli da tiro e da fattoria. Con l’arrivo dell’industrializzazione negli anni ’60, il numero dei cavalli di Jeju dimunii considerevolmente, fino quasi ad essere considerati in pericolo di estinzione. Per evitare questo, il governo della Repubblica di Corea lo designò come monumento naturale n.347 nel 1986. Oggi gli allevamenti dei cavalli di Jeju sono numerosi, vengono utilizzati principalmente in attività turistiche come le corse e l’equitazione che è uno degli sport più praticati nel parco nazionale del monte Halla (한라산 Hallasan) e lungo le spiagge.

Le recinzioni senza cancelli

Jeongnang a Jeju
@ teambuildingjeju.com

Gli abitanti di Jeju si sono vantati da sempre di non avere ladri, nè mandicanti, nè cancelli chiusi a chiave. Le case tradizionali, infatti, erano circondate da un recinto esterno di pietra – chiamato olle (올레) – e non avevano un vero cancello, ma i jeongnang (정낭), ovvero tre lunghi tronchi tenuti da dei palastri laterali in pietra che venivano utilizzati per sbarrare l’ingresso. Questi tronchi servivano per evitare che cavalli e mucche uscissero dalle recinzioni, ma era anche un modo per scambiare informazioni tra il proprietario della casa e i potenziali ospiti. Se tutti e tre i tronchi erano a posto, significava che non ci sarebbe stato nessuno in casa per diversi giorni, così i vicini sapevano che si sarebbero dovuti prendere cura della casa e degli animali. Se erano in uso due trochi, significava che il proprietario sarebbe rimasto fuori per molto tempo; invece, con un solo tronco, il proprietario non era in casa, ma sarebbe tornato a breve. L’utilizzo dei jeongnang, che si trova solo a Jeju, è visto da molti come un simbolo dell’atmosfera pacifica caratterizzata da fiducia e onestà che prevalevano nei villaggi. Oggi i cancelli stanno sostituendo i jeongnang, che sono sempre più difficili da vedere.

Una miriade di fioriture

Fiori di colza a Noksan-ro, Jeju
@ trazy.com

La primavera arriva prima a Jeju che nella penisola coreana, proprio grazie al clima più mite. A fine marzo inzia già la stagione dei fiori di ciliegio, però la fioritura più spettacolare che si può ammirare a Jeju è quella dei fiori di colza, in coreano yuchae (유채). Ogni anno, quando i campi si colorano di un giallo brillante, Jeju festeggia questo fiore con un festival unico al mondo celebrato ininterrottamente da 36 anni. Questo evento di solito si tiene ad inzio aprile – momento in cui la pianta è in piena fioritura – e dura una settimana, infatti dopo essere stati impollinati, i petali dei fiori iniziano velocemente a cadere. I campi di colza sono sparsi un po’ ovunque sull’isola, ma i luoghi più scenografici dove ammirarli sono le pendici del monte Sanbang (산방산 Sanbangsan) oppure a Noksan-ro (녹산로), una strada costeggiata da ciliegi in fiore e campi di colza.

Non esistono solo i fiori di colza, ma sono tante le piante che è possibile ammirare a Jeju e non solo a primavera. Ecco, un breve elenco delle varie fioriture:

  • Primavera: fiori di ciliegio, fiori di colza, camelia.
  • Estate: ortensie, girasoli, fiori di loto, cosmea.
  • Autunno: calendula, grano saraceno, cosmea, silver grasspink muhly grass.

I maialini neri

La cucina di Jeju non è fatta solo di pesce e frutti di mare, anzi, una delle prelibatezze che si può mangiare su quest’isola è la carne di maiale nero (제주흑돼지 Jeju heukdoeji). Questo maiale dalle piccole dimensioni viene allevato sull’isola da lunghissimo tempo e le sue caratteristiche principali sono una pelle scura (da qui il nome), una corta peluria scura, un muso stretto e orecchie ben dritte. La carne di questo maiale ha un gusto unico, che si distingue dalle altre razze di suini, e uno spesso strato di grasso che la rende particolarmente tenera. Probabilmente non vi farà molto piacere saperlo, ma fino agli ’60 questi suini venivano allevati in un modo singolare: i recinti venivano costruiti vicino alle latrine esterne, in modo che i maiali si potessero cibare dei rifiuti organici umani e no, non si tratta solo di scarti alimentari. Ad ogni modo, state tranquilli perché oggi si usa un’alimentazione più convenzionale, anche se alcuni intenditori lamentano un cambiamento negativo sul gusto. La carne di maiale nero viene usata in molti piatti tipici, ma uno dei modi per gustarla al meglio è sicuramente con un classico barbeque. L’unico lato negativo è il prezzo, questa carne è molto costosa, quindi preparatevi a conti salati!

 

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