Curiosità sull’isola di Jeju – Parte 1

Si sa, in qualche modo le isole si differenziano sempre dalla terraferma e l’isola di Jeju (제주도) non è un’eccezione. Non appena si mette piede su quest’isola, ci si rende subito conto delle sue diversità dalla penisola coreana.

In passato Jeju e le isole vicine costituivano il regno di Tanma (탄라) che godette di autonomia politica e culturale, finché non fu annesso dalla dinastia Joseon nel 1402. Probabilmente questo ha fatto in modo che Jeju conservasse molte delle sue diversità dalla terraferma, come ad esempio il dialetto di Jeju, che è quello che differisce più di tutti dal coreano standard. Ancora oggi quest’isola mantiene la sua “indipendenza”, infatti Jeju è una provincia autonoma speciale e dal 2006 è anche la prima e unica pronvincia autogovernata della Corea del Sud. 

Ma ecco alcune curiosità che fanno di Jeju un’isola tanto particolare!

Le tre abbondanze

Spiaggia di Woljeongri
Pale eoliche nelle vicinanze della spiaggia di Woljeongri

Uno dei tanti nomi che fu dato all’isola di Jeju era Samdado (삼다도, in hanja 三多岛) , cioè “l’isola delle tre abbondanze“, proprio perché c’erano donne, pietre e vento in grandi quantità. In passato, infatti, le donne erano più numerose degli uomini che spesso finivano per morire in mare o in battaglia, così su di loro ricadeva la gestione della famiglia e della comunità. Le numerose pietre scure sono visibili su tutta l’isola e di solito venivano utilizzate per costruire muretti a secco a protezione di case e campi. Infine, il vento oggi viene sfruttato per il divertimento sulle coste da velisti e surfisti oppure per alimentare le numerose pale eoliche che svettano qua e là.

Patrimonio Unesco

Scogliera di Yongmeori
Uno dei siti Unesco, la scogliera di Yongmeori

L’isola vulcanica di Jeju e i suoi tunnel di lava sono entrati a far parte dei patrimoni naturali Unesco dal 2007, ma era già stata designata nel 2002 dall’Unesco tra le Riserve della Biosfera e successivamente nel 2010 è stata inserita nel GGN (Global Geological Network) come area importante per interessi di tipo geologico, scientifico e archeologico. In sostanza, l’intera isola è un piccolo tesoro, ricca di luoghi mozzafiato da visitare. Questo patrimonio è formato da una serie di siti, solo per citarne qualcuno: il monte Halla (한라산 Hallasan), il Seongsan Ilchulbong (성산 일출봉), il tunnel di lava Manjanggul (만장굴), la scogliera di Yongmeori (용머리해안), ecc ecc.

Le sirenette coreane

Haenyeo-Woman-Divers
@ thisiskoreatours.com

Fin dall’antichità una delle risorse principali di Jeju era la pesca che veniva spesso fatta per immersione. Inizialmente, questo compito ricadeva sugli uomini, ma dal XVIII secolo il numero delle haenyeo (해녀, in hanja 海女), letteralmente “donne del mare”, superò di gran lunga quello degli uomini. Tradizionalmente le ragazze iniziavano il loro tirocinio all’età di 11 anni e, dopo circa 7 anni di pratica, venivano considerate delle haenyeo a tutti gli effetti. Queste “sirenette” coreane, oltre a conoscere perfettamente il mare, sono in grado nuotare in apnea senza l’aiuto della bombola d’ossigeno e riescono a trattenere il respiro sott’acqua per più di due minuti raggiungendo profondità di 20 metri. Gli strumenti di una haenyeo sono semplici: muta, maschera, guanti, pesi, piccoli uncini e una rete. Le prede preferite sono abaloni, ostriche, ricci di mare, polpi e alghe.

Con l’arrivo dell’industrilizzazion e dei cambiamenti economici, il numero delle haenyeo sono diminuiti drasticamente. Anche se esiste una scuola per haenyeo, è difficile trovare giovani ragazze disposte ad imparare questo lavoro così rischioso e poco remunerativo. Oggi la maggior parte di queste sirenette hanno un’età superiore ai sessantanni e c’è ancora chi, ultra novantenne, continua ad immergersi. Nel 2016 le haenyeo sono state inserite dall’Unesco nella Lista Rappresentativa dei Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità (vedi qui).

La rotta più trafficata

Jeju-Air

Sembrerà assurdo, ma nel 2017 la rotta aerea più trafficata al mondo è stata… momento di suspense… Seoul – Jeju! Tra la capitale coreana e la sua isola più grande durante il 2017 sono stati effettuati quasi 65mila voli: 178 al giorno, praticamente un decollo ogni 8 minuti. Questo dato può far capire quanto sia popolare l’isola di Jeju come meta turistica per coreani e asiatici. Fra le compagnie aeree lowcost da scegliere ci sono Jeju Air, Jin Air e Eastar Jet, oppure potrete affidarvi alle più costose Asiana e Korean Air.

I bangsatap

Bangsatap
@ sisain.co.kr

In giro per le campagne di Jeju non è difficile imbattersi in delle torri coniche fatte di pietre impilate una sull’altra. Queste torri vengono chiamate bangsatap (방사탑), ovvero “torri protettive”, e venivano costruite per proteggere i villaggi dagli spiriti maligni e dalla sfortuna, utilizzando proprio le numerose pietre dell’isola perché credevano che possedessero energie positive. Le più antiche risalgono a 300 anni fa, sono alte 2-3 metri con una base di 2 metri e, pur essendo costruite senza l’aiuto di leganti, hanno una struttura solida capace di resistere a vento e pioggia. Ogni torre è sormontata da un ramo o da una pietra di forma strana, a simboleggiare un corvo o un’aquila come guardiani della torre. Si possono trovare alcune bangsatap anche lungo la costa e si pensa che queste venissero custruite per proteggere i pescatori e le haenyeo dagli spiriti maligni presenti nell’oceano. Ancora oggi queste torri vengono costruite sull’isola di Jeju come monumenti o edifici che ricordano i bangsatap per non perdere questa tradizione.

Gli agrumi

Il clima mite e il terreno vulcanico è l’ambiente adatto per la coltivazione degli agrumi. A Jeju vengono coltivate due particolari varietà di mandarino: hallabong (한라봉) e gamgyul (감귤). La varietà hallabong è in realtà un mandarancio, un ibrido tra il mandarino e l’arancio, è più grande di un normale mandarino, ha una una polpa dolce e succosa e una buccia abbastanza spessa e ruvida. La particolarità di questo frutto è la sua forma, infatti ha una piccola protuberanza nella parte superiore che lo fa assomigliare al monte Halla, da qui il suo nome, letteralmente “cima del (monte) Halla”.. Il mandarino gamgyuk, invece, è più piccolo, ha una buccia sottile e una polpa zuccherina, è anche più economico rispetto all’hallabong. Si possono mangiare entrambi in inverno e primavera, per quanto riguarda i gamgyuk coltivati in serra anche in estate. Con la varietà hallabong viene fatta una specie di marmellata per poi preparare il tè, mentre quella gamgyul viene utilizzata per caramelle e cioccolatini.

 

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