Un pomeriggio in una Spa coreana

Questa estate per la prima volta sono stata in Corea. In un mese, di shock culturali ce ne sono stati tanti, ma una delle esperienze che più mi ha colpito durante il mio viaggio è stata la giornata trascorsa alla Spa coreana. Junoh, il mio ragazzo, mi aveva già preparato da tempo su quel che mi sarei dovuta aspettare. Mi aveva fatto vedere una delle puntate dello show di Conan O’Brien (a quanto pare, quasi la totalità dei giovani coreani impazziscono per lui, per il video vedi Steven Yeun & Conan Visit A Korean Spa), nella quale si sottoponeva al terribile body-scrub in una Spa coreana negli Stati Uniti, ed anche qualche altro video su YouTube. Decisamente preoccupata da quel che avevo visto, ero certa fino all’ultimo che non ci avrei messo piede. Ma la curiosità è riuscita a vincere i miei timori e mi sono decisa ad andare alla Spa solo il mio penultimo giorno in Corea.

Per chi non lo sapesse, il concetto di Spa in Corea e in Italia è molto diverso. La Spa coreana – o Jjimjilbang (찜질방)- è aperta 24 ore su 24 ed è molto frequentata nei weekend da famiglie, gruppi di amici e coppie di fidanzati. Durante la settimana è maggiormente frequentata dagli instancabili (forse più stakanovisti) lavoratori coreani, i quali invece di perdere ore nei mezzi di trasporto per tornare nelle loro case, spesso molto distanti dai loro uffici, decidono di passare la notte qui, riposandosi e dormendo qualche ora prima di tornare ai loro impegni lavorativi. Spesso viene anche usata da chi viaggia e non vuole spendere grandi somme per un alloggio, perché molto più economica di un hotel. Infatti il costo dell’ingresso in una Spa va dagli 8000 ai 12000 won, ovvero circa dai 6 ai 10 euro. Inoltre la Spa in Corea si divide in due zone: una divisa per sessi, dove ci sono docce, piscine, saune e tavoli per massaggi; l’altra è una zona unisex, dove ci si può ritrovare e trascorrere del tempo in una zona relax con pavimento riscaldato, tv, bar, sala giochi e ancora altre saune.

In questa breve spiegazione non sembrerebbe esserci nulla di strano. L’unica differenza fin qui è nel prezzo, una Spa in Italia è decisamente più costosa. A mio parere, la differenza sostanziale tra Spa coreana e quella italiana è un’altra, ma andiamo a piccoli passi e ricominciamo dall’inizio, ovvero dalla mia esperienza personale…

Junoh aveva trovato una delle poche Spa a Seoul che fosse ‘foreigner-friendly’. Non potendo parlare né capire il coreano, avevo bisogno almeno di qualche cartello informativo scritto in inglese, dato che nella zona divisa per sessi non ci sarebbe stato il mio ragazzo ad aiutarmi. La scelta era ricaduta su la Dragon Hill Spa & Resort a Seoul che nella guida ‘Lonely Planet Korea’ viene così descritta:

“This foreigner-friendly jjimjil-bang – a noisy mix of gaudy Las Vegas bling and Asian chic – is one of Seoul’s largest. In addition to the outdoor unisex pool, all manner of indoor saunas and ginseng and cedar baths, there is a cinema, arcade games, beauty treatment rooms and multiple dining option.”

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Ingresso alla Spa

Arrivati alla Spa e dopo aver pagato l’ingresso, ci hanno consegnato due piccoli asciugamani, t-shirt, pantaloni e un bracciale che fungeva da chiave per il proprio armadietto e con il quale poter pagare tutto ciò di cui si avesse avuto bisogno all’interno. Abbiamo lasciato le scarpe negli armadietti all’ingresso e finalmente siamo entrati nella vera Spa. Io e Junoh ci siamo salutati per dirigerci ognuno verso le proprie docce senza darci un orario preciso per il ritrovo nella zona comune. Quindi, dopo un veloce “ a dopo”, sono entrata con molta agitazione nell’ascensore che portava alla zona femminile.

Vi starete chiedendo che cosa ci sarà mai dal doversi agitare così tanto, aspettate ancora un po’ e lo capirete…

Non appena le porte dell’ascensore si sono di nuovo aperte, mi sono trovata di fronte una decina di donne di tutte le età completamente nude. Ecco, questa è la differenza sostanziale con le Spa italiane. Di solito, in Italia, ti forniscono un accappatoio e nessuno va in giro nudo. In Corea, invece, si rimane tutto il tempo nudi circondati da altre persone altrettanto nude. Questo ovviamente accede solo nelle zone divise per sessi, non in quelle comuni.

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In una zona relax

Vinto il primo shock appena uscita dall’ascensore, in un labirinto di armadietti sono andata alla ricerca del mio 1588. Mi sono spogliata e ho riposto tutte le mie cose nell’armadietto, ma ero ancora in imbarazzo per poter rimanere nuda, così ho deciso di infilarmi la t-shirt e i pantaloni che mi avevano dato all’ingresso e di dare un’occhiata in giro. Sono scesa verso le docce e aperta la porta d’ingresso sono stata inondata da una nuvola umida di caldo vapore. Con una rapida sbirciata ho notato che io ero l’unica ad avere ancora indosso i vestiti e che non c’erano posti adatti dove poter appoggiare i vestiti per evitare che si bagnassero. A quel punto mi sono decisa, sono tornata all’armadietto e ho abbandonato vestiti e quell’ultimo brandello di inibizione che avevo. Comunque, mentre tornavo verso l’armadietto, avevo notato due turiste francesi che avevano avuto la mia stessa idea…cercare di rimanere con qualcosa addosso fino all’ultimo. Dopo tutto, non ero l’unica ad aver avuto quella strana idea e la cosa mi consolava molto. Anzi, successivamente ho anche notato altre ragazze straniere che avevano indossato il costume, quindi c’era anche chi era più imbarazzato di me per la questione della nudità.
Devo ammettere che forse quel brandello di inibizione non l’avevo del tutto abbandonato, perché tornando nuovamente alla docce -questa volta svestita- ho cercato di coprirmi con un asciugamano, ma era decisamente troppo piccolo per poter coprire tutto. Alla fine, dopo essermi lavata, ho provato tutte le varie vasche, da quella caldissima con l’acqua a più di 40 gradi a quella fredda intorno ai 20. Ho sperimentato anche le saune, ma quella secca per me era insopportabile, credo di aver resistito un solo minuto. Ero ormai a mio agio, qualsiasi tipo di imbarazzo era svanito del tutto. Avevo perso anche la cognizione del tempo, tanto che tornata al mio armadietto per asciugarmi e vestirmi, ho guardato il mio telefono e c’erano diverse chiamate perse e messaggi di Junoh che mi chiedeva dove fossi finita. Mi sono vestita velocemente e sono scesa di corsa alla zona comune. Ho ritrovato Junoh che se ne stava seduto ad aspettarmi, era lì da una mezzora. Evidentemente seccato mi ha chiesto come mai ci avessi messo tutto quel tempo ed io, evidentemente imbarazzata, ho cercato di spiegargli il motivo. Anche se si era annoiato ad aspettarmi, era felice che fossi rimasta soddisfatta di quella prima zona della Spa.

Eravamo entrambi affamati, perciò ci siamo diretti verso il bar. Abbiamo comprato una bibita fresca fatta col riso dolce, chiamata sikhye (식혜), e delle uova cotte lentamente nelle saune (맥반석 계란). A prima vista, le uova potevano sembrare delle semplici uova sode, ma esternamente erano di colore diverso: il classico rosa, marrone e nero. Ognuna era stata marinata in maniera diversa. Una volta rotto il guscio e pulite per bene, basta aggiungere un po’ di sale e sono pronte da mangiare. Erano molto buone, ma sinceramente io non sono riuscita a distinguere nettamente i sapori delle diverse marinature. L’uovo di colore nero (ma internamente giallo) era quello che aveva il sapore più intenso, sembrava quasi affumicato. La bibita, invece, era particolarmente dolce e fresca, l’ideale dopo aver sudato tanto tra saune e docce bollenti.

Dopo esserci sfamati e prima di buttarci di nuovo nelle saune, ci siamo riposati in una stanza relativamente fresca. Come da tradizione, in Corea, ci si stende direttamente a terra, il pavimento è riscaldato e il massimo comfort è poter appoggiare la testa su un piccolo cuscino. Però devo ammettere che non è così scomodo come si potrebbe pensare e fa anche bene alla schiena. A dirla tutta, ci stavamo talmente rilassando che eravamo sul punto di addormentarci. Così prima di cadere in un sonno profondo, ci siamo alzati e abbiamo iniziato a provare i vari tipi di sauna.

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Sauna col sale dell’Himalaya

Per ogni tipo di sauna c’erano diverse temperature (bassa, media e alta), in modo che ognuno potesse scegliere quella più adatta al proprio fisico. C’era la sauna aromatizzata con erbe e radici tipiche della medicina tradizionale coreana, come il ginseng, oppure quella aromatizzata con legno di pino che dava la sensazione di essere in una foresta. La sauna più particolare era quella col sale dell’Himalaya, all’interno c’erano più di 80 gradi e tutto, dal pavimento al soffitto, era fatto proprio col sale. Qui era difficile anche solo camminare sul pavimento bollente, ma per fortuna c’erano dei teli dove potersi stendere senza rimanere ustionati. Tuttavia quella che ho apprezzato di più è stata la sauna fredda, la temperatura era di zero gradi, i muri erano letteralmente congelati e c’era anche un pupazzo di neve, anzi di ghiaccio.

Prima di andarcene, io e il mio ragazzo ci siamo sfidati a pallacanestro nella sala giochi. Junoh mi ha stracciato senza pietà. A quel punto eravamo davvero cotti per la stanchezza (forse anche per tutte quelle saune) e avevamo versato tutte le gocce di sudore che avevamo in corpo. Era ora di andarsene. Così, dopo una seconda doccia, ci siamo vestiti e abbiamo ripreso tutte le nostre cose.

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Dopo tutto questo avevamo solo bisogno di mangiare qualcosa di sostanzioso per concludere quella giornata in bellezza, quale opzione migliore se non le costolette di maiale avvolte nel formaggio fuso?! Nessuna!

A parte lo stupore e l’imbarazzo iniziale, credo che l’esperienza nella Spa coreana vada fatta e la consiglio a tutti quelli che desiderino visitare la Corea. Certo, molto meglio in inverno più che in estate, ma comunque ne vale sempre la pena. Che dire, la mia pelle e il mio spirito hanno senz’altro apprezzato. Ne sono rimasta talmente entusiasta che la prossima volta ho seriamente intenzione di provare il body-scrub. Poi i coreani sono proprio bravi: organizzazione impeccabile in tutto e massima pulizia dei locali. Un’esperienza coreana al cento per cento!

Questo brano era stato scritto per il ‘Korea Holic Contest 2016-Culture Shock’ indetto dall’Ambasciata della Repubblica di Corea ed in collaborazione con l’associazione Nori Makers.

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